06 settembre 2008

il mostro

Avevamo appena posizionato il trasduttore sulla parte esterna dello scafo, a diretto contatto con l’acqua, nella posizione più ottimale per emettere impulsi sonori che avrebbero raggiunto il fondale del lago per poi rimbalzare ed essere catturati dal ricevitore che li avrebbe amplificati e riportati graficamente restituendoci la mappa precisa di tutte le variazioni geologiche presenti in quel misterioso abisso. Erano le tre di notte. La squadra di sommozzatori lavorava dalle undici di mattina, senza una pausa. Il cambio bombole era stato eseguito senza che gli uomini emergessero tramite un rifornimento subacqueo di recente messa a punto. L’aria era fredda e il mio maglione non bastava a tener lontano il freddo vento che, a quell'ora, accarezzava il pelo del lago avvolgendolo in una patina misteriosa e oscura. Ero sicuro. Questa volta non potevamo fallire. Avremmo finalmente regalato al mondo la prova scientifica dell’esistenza del mostro, dimostrando ai più scettici che gli avvistamenti avvenuti fino a quel momento non erano solo i frutti di deliranti allucinazioni ma le manifestazioni straordinarie di un essere ancora sconosciuto, forse la dimostrazione che non tutti i dinosauri si fossero estinti. Presi la giacca e mi coprii le spalle, l’indomani avrei guidato l’intera batteria di motoscafi, tutti equipaggiati con il lawrance x-16, il potente ecoscandaglio che ci avrebbe permesso di setacciare il Lago di Lochness centimetro per centimetro. Potevamo scrivere un’importante pagina della storia…io J. T. l’uomo che scoprì il mostro di Lochness. A questo pensiero gli occhi mi si fecero pesanti e insopportabili, mi addormentai con l’immagine del mostro che silenzioso solcava le acque placide del lago lasciando una scia biancastra dietro di se.

­Attaccai il verme ancora vivo all’amo appuntito, era bello grosso, la sera prima avevo perlustrato bene i prati vicino a casa prima di trovarne un paio di quelle dimensioni. L’aria era fredda, il lago sembrava svegliarsi da un lungo letargo, una spessa coltre di nebbia avviluppava qualsiasi cosa nascondendo i confini morfologici del luogo. Solo l’antica rocca, vestita d’erbacce e terra, s’intuiva in lontananza sporgersi sull’acqua dall’alto della sua postazione. Con un sordo sibilo, l’esca entrò in acqua disturbando il quieto dormire del lago. Mi misi seduto e aspettai. Dopo qualche ora di nulla assoluto vidi una batteria di barche avanzare a passo lento. Andavano da un parte all’altra dell’lago. Non avevo mai visto tante imbarcazioni uguali solcare queste acque, così schierate e così sicure. Poi vidi, nella parte non ancora coinvolta dal tumultuoso passaggio, un'increspatura anomala e la parvenza di un lungo dorso grigiastro muoversi sinuoso sul pelo dell’acqua. Passò dalla zona antistante le barche a quella movimentata, ridisegnata dal turbolento incedere della batteria schierata. Poi scomparve così come era apparso, nel goffo rumore dei motori delle barche.

Rapporto ufficiale: Abbiamo setacciato il settanta per cento del lago e non abbiamo riscontrato presenze anomale di elevate dimensioni, fatta eccezione di un picco del grafico apparso alle ore sette e trenta della durata di pochi istanti, forse un difetto del trasmettitore.

J. T. coordinatore delle operazioni.

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