08 settembre 2008

Diete nordiche (il sole)

Le braccia riposavano sulle ginocchia. L’uomo era vestito di una bruna pelliccia di pelle d’orso come tanti da quelle parti. Era seduto su una minuta panchina di legno grezzo davanti a una baracca che sbuffava fumo grigio. Attorno a lui la distesa di ghiaccio si estendeva lunga fino all’orizzonte e oltre, un mare bianco che dalle colline di Sup arrivava fino all’oceano Atlantico frantumandosi in migliaia d’isolotti desertici, non un punto colorato, non un albero, solo ghiaccio e neve per miglia e miglia. Gli Inuit usano diciannove parole per esprimere le variazioni del bianco; io ne vedevo solo una. Erano nove giorni che i nostri cani trainavano le slitte, nove giorni senza incontrare anima viva, senza un tetto solido sopra la testa, senza il calore di una tazza di tè tra le mani, nove giorni senza vedere la luce e quando vidi l’uomo apparire come un miraggio improvviso da dietro la collina, diedi delle energiche frustate ai cani per fargli aumentare il passo. Gibus fece lo stesso con quelli della sua slitta e per poco non si capovolgeva.

"Salute". Dissi garbatamente, accorgendomi di quanto tempo era passato dall’ultima volta che avevo pronunciato quella parola.

L’uomo rimase in silenzio ma i suoi occhi m’indagavano scrupolosamente.

"Sono giorni che siamo in cammino". Incalzai nel tentativo di stabilire un contatto.

Non ebbi nessuna risposta.

Poi si alzò, entrò in casa e ci fece vedere due letti ben fatti con le coperte spesse di pelle d’orso.

Finalmente potevamo riposare come si deve. La vista di quei giacigli mi scongelò le gambe che da troppo tempo spingevano inesorabilmente la slitta. Non ci restava che aspettare. Anche l’uomo Inuit stava aspettando, era arrivato a quell’avamposto qualche giorno fa con una grossa motoslitta che era parcheggiata sul retro della casa.

"Con quella potremo andare fino alla baia di Baffin domani mattina. Da lì è un vero spettacolo: spunta piano da dietro il mare, ci mette qualche ora prima di trovare la sua posizione, poi vi rimarrà immobile per almeno tre mesi. Io vengo qua tutti gli anni; non me ne sono mai perso uno". L’Inuit iniziava a sciogliersi e a darci confidenza, in fondo eravamo gli unici esseri viventi nel raggio di chilometri.

1 commento:

Carlo Nardi ha detto...

Ho messo un link a questo blog nel mio perchè almeno godrai di una percentuale del flusso dei miei lettori. A parte gli scherzi, si scrive, anche se si è restii a confessarlo, perchè si vuol esser letti e quindi non disdegnare un pò di pubblicità.