Esiste una zona poco fuori dell’isola, gia in terra ferma, un posto in cui l’acqua si deposita stantia trovando riparo tra i canneti, prima di tentare una perforazione in canali di terra. Mi trovavo lì, seduto su una panchina, dei bambini giocavano a pochi passi di distanza e più in giù volavano gli aquiloni. La giornata era splendida, il cielo terso senza una nuvola, si vedevano in lontananza le cime del Montello e l’intero profilo di Venezia: una linea orizzontale puntellata dai campanili, primo tra tutti quello col cappello verde di S. Marco. La panchina dava proprio sul canneto e da lì la distesa d’acqua specchiava il blu del cielo e viceversa, sembra si imboccassero a vicenda. Con lo sguardo rivolto in alto mi soffermai su un piccolo puntino bianco che aveva catturato la mia attenzione, ero senza occhiali e facevo fatica a mettere a fuoco, ma era una presenza estranea allo sfondo e ciò bastava a incuriosirmi. Non lo mollavo neanche un secondo, faceva capriole e veroniche, in realtà sembrava volesse starsene fermo, ma una forza estranea lo spingeva prima a destra poi in alto, poi verso il campanile. Forse un disco alieno, sarebbe garbato manifestarsi alle due di pomeriggi di una così bella giornata, di domenica senza fretta e senza impegno, così: salve piacere vengo da Saturno passavo di qui e.... arrivederci e mi stia bene. Sarebbero tornati a casa per vedersi novantesimo minuto e tutto sport, senza bisogno di grandi parate e convenevoli. Passo oggi perchè domani ho un impegno sulla galassia di Orione, hai fatto bene anzi tanti saluti a casa, quel problema al quinto piede? L’hai risolto? No perchè conosco un medico sul pianeta Alfa che è un vero esperto...
Va bene ciao ci si vede lunedì al bowling.
Era un gabbiano, impegnato a sfidare i venti di maestrale, ogni tanto perdeva colpi e cadeva bruscamente, ma poi riprendeva la posizione, come gli aeri, quando vanno in stallo. Dicono che gli uccelli non riescano a volare se non vedono l’orizzonte. La linea tra cielo e terra, o tra mare e cielo o tra terra e cielo è l’unico riferimento in grado di orientarli. Con i primi aerei, prima del pilota automatico, esisteva lo stesso problema, entravi in una nube e puff potevi credere di virare a destra e intanto schiantarti dritto al suolo. Infatti, quando fa brutto gli uccelli se ne stanno appollaiati su qualche bel filo o sotto le grondaie. Comunque quel gabbiano si stava dirigendo da qualche parte. Notai che più in la all’inizio del canale che risaliva il parco, cera un relitto di barca: un vecchio vaporetto per il trasporto pubblico, imbrattato di scritte e graffiti e con i finestrini frantumati. Sul tetto ospitava almeno un centinaio di gabbiani.
Tutti appollaiati se ne stavano immobili come un campo di girasoli, tutti rivolti a sud. Il Maestrale era ancora freddo e quella era una delle prime giornate calde dopo i giorni della